Penis captivus: quando la vagina intrappola il pene

Il penis captivus è un raro fenomeno per cui un uomo rimane “intrappolato” all’interno di una donna quando i suoi muscoli vaginali si bloccano improvvisamente. In questa circostanza, l’uomo non è in grado di ritirarsi neanche dopo aver perso l’erezione, dovendo ricorrere a un viaggio al pronto soccorso per separarsi dalla partner.

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Cosa succede esattamente?

Perché si verifichi il penis captivus, devono verificarsi una serie di eventi durante il rapporto sessuale. Il pene, che si riempie di sangue durante l’erezione, può continuare a crescere di dimensioni prima dell’orgasmo. Le pareti della vagina, che sono fatte di tessuto muscolare, si espandono e si contraggono durante il sesso. Anche i muscoli all’interno della vagina possono pulsare leggermente durante un orgasmo.

A volte, i muscoli vaginali possono contrarsi più del normale e le contrazioni possono restringere l’apertura vaginale. Questo restringimento potrebbe impedire a un uomo di rimuovere il suo pene, specialmente se è ancora gonfio ed eretto.

Il penis captivus è una manifestazione del vaginismo. Quest’ultimo è la contrazione involontaria dei muscoli circostanti l’orifizio vaginale nelle donne che non presentano anomalie negli organi genitali. La forte contrazione muscolare rende doloroso o impossibile il rapporto sessuale, o qualsiasi attività sessuale che comporti penetrazione.

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Leggenda o realtà?

“Non è il finale più romantico che una coppia possa immaginare”, afferma il dottor Aristomenis Exadaktylos, autore di uno studio su 11 anni di ricoveri nel suo ospedale di Berna, in Svizzera. Lui e i suoi coautori hanno trovato molti pazienti che avevano avuto problemi dopo il sesso: emicranie, problemi cardiaci, amnesia. Tuttavia, quando gli è stato chiesto, in un programma radiofonico della BBC, se si fosse imbattuto in un caso di una vagina che imprigionava il pene dell’uomo, ha negato e ha aggiunto che l’idea era probabilmente un mito urbano.

Sebbene ci siano state segnalazioni sporadiche di casi presumibilmente reali, molti specialisti ritengono che gli spasmi vaginali così gravi da causare il penis captivus siano estremamente improbabili e che il partner maschio sarebbe in grado di ritirare il suo pene una volta sufficientemente rilassato.

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Racconti infondati del fenomeno

In un articolo pubblicato nel British Medical Journal nel 1979, il dottor F. Kräupl Taylor ha esaminato la letteratura sul penis captivus e ha concluso che mentre “quasi tutti i casi menzionati nelle pubblicazioni mediche e nei libri di testo sono basati su dicerie e dicerie”, due articoli pubblicati da ginecologi tedeschi del diciannovesimo secolo – Scanzoni e Hildebrandt – che si erano occupati personalmente di casi di questa condizione, “non lasciavano dubbi sulla realtà di questo insolito sintomo”, che però “è così raro da essere spesso considerato oggigiorno solo un mito pruriginoso”. La paziente di Scanzoni era una giovane donna completamente sana, sposata da sei mesi. Lei e suo marito dovettero astenersi dai rapporti sessuali perché le sue intense contrazioni vaginali erano dolorose per lui e in diverse occasioni finirono in uno spasmo.

La donna riferì che proprio nel momento in cui pensava che il rapporto, che fino a quel momento era stato del tutto normale, fosse giunto al termine, improvvisamente sentì che lui, o meglio il suo glande, era trattenuto in profondità nella vagina, stretto e imprigionato. Tutti i tentativi di ritiro fallirono. Quando il marito forzò le manovre, causò un forte dolore a se stesso e alla moglie. Inondato di sudore per l’agitazione, l’allarme e la sua incapacità di liberarsi, fu infine costretto a rassegnarsi ad aspettare con pazienza. Non poteva dire quanti minuti fosse durato, la sua prigionia sembrava infinita. Poi, l’ostacolo svanì da solo: era libero.

Il fenomeno non sembra essersi verificato negli ultimi 100 anni o giù di lì. Se ci fosse stato, durante quel periodo, un caso di penis captivus che necessitava di cure mediche, intervento o ricovero in ospedale sarebbe stato segnalato con entusiasmo in una rivista medica con quanti più dettagli e prove possibili.

Kräupl Taylor

Le origini del mito: una satira non compresa

Il 4 dicembre 1884, il Philadelphia Medical News pubblicò un resoconto di un caso di penis captivus di Pentonville, in Inghilterra, presentato da un certo Egerton Y. Davis. Il racconto era in realtà una falsificazione, presentato sotto uno pseudonimo da Sir William Osler, un membro del comitato editoriale di Medical News. Il collega di Osler, Theophilus Parvin, aveva appena scritto e pubblicato un discutibile articolo anonimo sul vaginismo. Lo scopo della fasulla lettera di Oslen era mettere in imbarazzo il collega Parvin. Tuttavia, la satira era troppo sottile per alcuni. La corrispondenza di Osler fu stampata nel numero del 4 dicembre 1884 di Philadelphia Medical News e, da allora, è stata citata numerose volte come un vero caso clinico di penis captivus da coloro che non erano a conoscenza della bufala.

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