Torna l'ora solare il 25 ottobre, ma l'UE aveva votato per abolire il cambio
Nella notte tra 24 e 25 ottobre 2026 le lancette tornano indietro. La riforma approvata nel 2019 è ferma al Consiglio.
Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 le lancette tornano indietro di un'ora. Alle 3 del mattino saranno di nuovo le 2, si dorme sessanta minuti in più e dal giorno dopo il buio arriva prima nel pomeriggio. Il passaggio scatta nello stesso istante in tutta l'Unione europea, all'una del mattino in ora di Greenwich.
Secondo i piani votati sette anni fa, quel cambio non dovrebbe più esistere. Il 26 marzo 2019 il Parlamento europeo aveva approvato lo stop ai cambi stagionali dell'ora a partire dal 2021. Da allora il testo aspetta il Consiglio, dove siedono i governi nazionali, e il Consiglio non ha mai preso una posizione. La direttiva del 2001 è rimasta in vigore intatta.
Il voto del 2019 e i numeri che lo avevano prodotto
All'origine c'è una consultazione pubblica aperta dalla Commissione europea tra il 4 luglio e il 16 agosto 2018. Arrivarono 4,6 milioni di risposte, oltre il 99% da singoli cittadini, e l'84% chiedeva di smettere di spostare gli orologi due volte l'anno. I tassi di partecipazione più alti si registrarono in Germania, Austria e Lussemburgo.
Il 12 settembre 2018 la Commissione presentò la proposta di direttiva COM(2018) 639, che abrogava le regole in vigore e lasciava a ogni Stato la libertà di scegliere quale orario tenere per tutto l'anno. Nel testo iniziale l'ultimo cambio stagionale era fissato all'ottobre 2019.
Il voto dell'aula arrivò con 410 favorevoli, 192 contrari e 51 astensioni, e spostò il termine al 2021. Lì la procedura si è fermata. Una direttiva ha bisogno del via libera sia del Parlamento sia del Consiglio, e in Consiglio serve una maggioranza qualificata, cioè almeno 15 Stati su 27 che insieme rappresentino il 65% della popolazione dell'Unione.
Perché in sette anni il Consiglio non è mai arrivato al voto
Il nodo è quale orario tenere al posto del cambio. La proposta lascia la scelta ai singoli governi, e ogni scelta ricade sui vicini. Se la Spagna restasse sull'ora legale tutto l'anno e la Francia sull'ora solare, tra due Paesi confinanti si aprirebbe uno scarto permanente di un'ora, con conseguenze su treni, voli, turni transfrontalieri e mercati finanziari allineati al minuto.
La relazione portata al Consiglio Trasporti del 3 dicembre 2018 lo diceva già. Gli Stati chiedevano più tempo per consultarsi al proprio interno e con i Paesi confinanti, e tutte le delegazioni indicavano un approccio armonizzato come condizione per non frammentare il mercato interno. L'Unione convive già con tre fusi orari, e diciassette Stati membri stanno sull'ora dell'Europa centrale.
L'ultima volta che il fascicolo è comparso in una riunione ministeriale è il 2 dicembre 2019, tra le comunicazioni varie del Consiglio Trasporti, quando la presidenza finlandese presentò uno strumento per confrontare la quantità di luce diurna nei vari scenari. Da quel punto la cronologia ufficiale del Consiglio dell'Unione europea si interrompe, e la pagina che segue il dossier è oggi contrassegnata come contenuto archiviato.
Il calendario che scade nel 2026 e la norma che non scade
Il ritorno di ottobre ha riacceso una lettura sbagliata che gira da mesi. Il calendario europeo dei cambi d'ora si ferma davvero al 2026, ma è soltanto un elenco di date. L'articolo 4 della direttiva 2000/84/CE sulle disposizioni relative all'ora legale chiede alla Commissione di pubblicare ogni cinque anni una comunicazione con le date di inizio e fine del periodo estivo per il quinquennio seguente. L'ultima è uscita nella Gazzetta ufficiale il 27 aprile 2021 e arriva fino al 2026.
Gli articoli 2 e 3 della stessa direttiva non hanno scadenza. Stabiliscono che dal 2002 in poi il periodo dell'ora legale cominci l'ultima domenica di marzo e finisca l'ultima domenica di ottobre, senza indicare un anno di chiusura. Finché resta in vigore quella norma, il 28 marzo 2027 le lancette andranno avanti come ogni anno, e le date del prossimo cambio dell'ora resteranno quelle di sempre. Una nuova comunicazione della Commissione aggiornerebbe soltanto l'elenco delle date.
Il tema è tornato in Consiglio nell'ottobre 2025, quando il governo spagnolo ha portato una nota informativa al Consiglio Energia per chiedere la riattivazione del meccanismo di revisione. Pedro Sánchez ha sostenuto che il doppio cambio annuale non produce risparmi energetici apprezzabili e scombussola i ritmi biologici. Per passare dalla discussione al voto servirebbe una presidenza di turno che porti il testo in aula con una maggioranza già costruita, ed è il passaggio che dal 2019 non si è mai visto.
Domande frequenti
Il Parlamento europeo deve votare di nuovo per abolire il cambio dell'ora?
No. La posizione approvata il 26 marzo 2019 vale come prima lettura e resta sul tavolo anche dopo il rinnovo dell'assemblea. Manca il passaggio del Consiglio, che deve prima adottare una propria posizione e poi negoziare con il Parlamento il testo definitivo della direttiva.
Gli orologi di telefoni e computer si aggiornano da soli il 25 ottobre?
Sì, i dispositivi collegati a internet o alla rete mobile recepiscono il cambio durante la notte senza alcun intervento. Restano da sistemare a mano gli orologi analogici da polso e da parete, i quadranti di forni e microonde e i cruscotti delle auto senza sincronizzazione satellitare.
Un singolo Paese può smettere di cambiare l'ora per conto suo?
No, finché è in vigore la direttiva europea che impone a tutti gli Stati membri lo stesso passaggio nelle stesse date e alla stessa ora. Un governo che decidesse da solo si metterebbe fuori da una norma nata per tenere allineati trasporti e comunicazioni dentro il mercato interno.