Superstizioni da marinai: dalle banane in cambusa ai vestiti verdi a bordo

Alzi la mano chi non crede alla sfortuna quando un gatto nero taglia la strada. Oppure chi riesce a non pensare a cosa potrebbe andare storto quando il 17 di un mese cade proprio di venerdì. E quando accidentalmente cade il vasetto del sale? Al giorno d’oggi sono tantissime le storie che circolano: qualcuno ci crede di meno, altri invece molto di più. Tra questi ci sono da sempre i marinai: le superstizioni legate alla navigazione sono tra le più bizzarre!

La navigazione: un’arte ricca di leggende fin dall’antichità 

Per addentrarci meglio a scoprire le principali credenze legate al mondo del mare è necessario ricordare che le barche rappresentano uno dei mezzi di trasporto più antichi del mondo. Pensiamo per esempio alle zattere, semplici imbarcazioni con forma piana fatte di legno ed utilizzate già dai popoli primitivi. 

È anche necessario immaginare un uomo diverso da quello moderno, spaventato da ciò che accadeva nel mondo al di fuori dal suo controllo e che necessariamente attribuiva fenomeni naturali come tempeste, fulmini e mare forte alla volontà di un forza superiore in grado di punire un’intera popolazione.

Nel corso dei secoli, l’immensità dei mari e la paura dell’ignoto hanno contribuito ad ampliare le credenze dei popoli marinareschi, passando tra riti pagani e superstizioni legate al mondo religioso, e arrivando fino ai giorni nostri con le storie più bizzarre.

A quali superstizioni credono i marinai?

Nonostante siano passati tanti secoli, ancora oggi skipper e capitani si guardano bene dallo sfidare la fortuna e le sue regole, puntando ad ingraziarsi i loro fidati compagni di viaggio: il mare e il vento. Anche solamente come ospiti a bordo, ecco alcune regole da non scordare mai.

1. Il colore verde

Questa prima credenza è sicuramente una delle più diffuse in tutto il mondo: indossare abiti verdi o portare oggetti di colore verde a bordo non è mai di buon auspicio. Come mai? In realtà ci sono due teorie: una volta, infatti, gli ufficiali della marina che morivano in mare venivano bendati e riportati a casa dopo tanto tempo e il loro corpo assumeva un colore verdastro. La seconda teoria si basa invece sempre sul colore verde della muffa, che si formava sul metallo o sul legno, materiali di cui erano costruite le principali parti di una barca. 

2. Salpare di venerdì

Anche in questo caso ci sono due credenze differenti. La prima ha origine dal fatto che storicamente i marinai venivano pagati di giovedì e la sera stessa uscivano a far baldoria rientrando ubriachi fradici. Di conseguenza, il venerdì all’alba non erano di certo in grado di navigare in sicurezza. La seconda ipotesi è invece legata al mondo religioso: il venerdì, infatti, ricorda il giorno della crocifissione di Gesù.

3. La bottiglia che non si rompe

Quante volte abbiamo visto questa scena nei film al momento del varo di un’imbarcazione? Si tratta effettivamente di una delle usanze più note a tutti: spaccare una bottiglia di Champagne a prua. Una volta si trattava di semplice vino, ma ciò che è restato immutato nel tempo è la regola secondo cui la bottiglia deve spaccarsi in un solo colpo.

4. Fischiettare durante la navigazione

Fischiare un semplice motivetto per rallegrare i compagni o per mantenersi vigili durante le lunghe navigazioni è un’azione tutt’altro che divertente! Si crede infatti che fischiare risvegli il Dio del vento, Eolo, il quale si sentirà sfidato e porterà quindi brutto tempo e tempeste lungo la navigazione.

5. Banane stivate in cambusa

Questa volta ci troviamo di fronte ad una teoria fondata su aspetti molto pratici. È risaputo infatti che le banane siano tra i frutti che maturano più velocemente; è facile quindi immaginare cosa potrebbe accadere a tutto il resto della cambusa, stivata spesso in un ambiente caldo e umido. Inoltre si pensa che tra le banane si nasconda un ragno velenoso e particolarmente aggressivo: un rischio che nessuno vorrebbe correre!

6. Uccidere un uccello marino

Le origini di questa storia risalgano alla letteratura inglese di fine ‘700, quando il poeta romantico Samuel Taylor Coleridge compose The Rime of the Ancient Maniner (in italiano tradotta come La ballata del Vecchio Marinaio). La poesia racconta la funesta avventura di un marinaio che uccide un albatro. Questo è un uccello considerato sacro in moltissime religioni ed è allo stesso tempo simbolo del rapporto di amore tra la natura e l’uomo. Con l’uccisione dell’albatro, dunque, il marinaio si macchia di un crimine gravissimo, paragonabile all’uccisione stessa della natura e attira contro di sé e i compagni di viaggio tempeste e sciagure.

Water, water, everywhere,
Nor any drop to drink!

S. T. Coleridge, The Rime of the Ancient Mariner
Credits: WWF

7. Cambiare nome alla barca

A meno che una persona non voglia attirare contro di sé le ire di Poseidone, non è mai consigliabile cambiare il nome alla propria imbarcazione. La leggenda narra infatti che il Dio del mare trascriva il nome assegnato ad ogni barca in registri custoditi nelle profondità dell’oceano e che tali nomi non dovrebbero mai essere cambiati.

Nel corso del tempo molte superstizioni dei marinai si sono evolute e insieme ad esse sono stati introdotti alcuni rimedi per evitare la sfortuna. Per esempio, se proprio necessario, sarà possibile cambiare il nome della barca conservando il vecchio sottocoperta, posizionando una moneta d’oro o d’argento sotto l’albero maestro, o ancora, facendo stappare una bottiglia di vino rosso da una ragazza vergine a prua. 

Buon auspicio durante la navigazione

Anche se in misura nettamente inferiore e spesso diffuse più localmente, tra i marinai e gli skipper ci sono anche superstizioni legate alla fortuna. 

Tra gli animali, ricordiamo il gatto. Si crede infatti che il comportamento di un gatto a bordo permetta di prevedere le condizioni meteo: se il gatto soffia allora sta per piovere, se si dimostra giocoso allora sta per arrivare vento buono. 

Superstizioni marinai
Credits: Lucky Supply Tattoo Museum

Avere almeno un tatuaggio, inoltre, è un buon augurio, così come lanciare un paio di scarpe immediatamente dopo aver varato la barca o indossare un orecchino d’oro. 

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