Trading di CFD e gestione del rischio
Prevedere correttamente la direzione di un mercato non garantisce un risultato positivo nel trading.
Un'operazione può chiudersi in perdita anche quando, successivamente, il prezzo raggiunge il livello previsto. Questo accade perché il risultato dipende anche dalla dimensione della posizione, dalla leva finanziaria e dal momento in cui viene chiusa. Nei contratti per differenza, o CFD, questi elementi assumono particolare importanza. La gestione del rischio non serve quindi soltanto a evitare previsioni sbagliate, ma anche a controllare le conseguenze delle decisioni operative.
Perché la leva finanziaria modifica il rischio?
La leva finanziaria permette di assumere un'esposizione superiore al capitale utilizzato come margine iniziale. Con una leva di 5:1, ad esempio, un margine di 1.000 euro può consentire un'esposizione di 5.000 euro. Una variazione del 2% del valore sottostante corrisponde, in questo esempio semplificato, a una variazione di 100 euro sul risultato della posizione. Tale importo rappresenta il 10% del margine iniziale, prima di costi e altri aggiustamenti. La leva amplifica quindi sia i guadagni sia le perdite rispetto al capitale impegnato.
Il margine non rappresenta il limite massimo della perdita in ogni situazione. Le protezioni applicabili ai clienti al dettaglio possono prevedere specifici meccanismi di chiusura delle posizioni e protezione dal saldo negativo. Tali regole dipendono dalla giurisdizione, dalla classificazione del cliente e dal prodotto. Anche quando esiste una protezione dal saldo negativo, il capitale depositato può essere perso rapidamente. La presenza di un meccanismo di tutela non sostituisce dunque il controllo dell'esposizione.
Quanto conta la dimensione della posizione?
Due operatori possono formulare la stessa previsione, ma ottenere risultati molto diversi. Chi impiega una quota elevata del proprio capitale in una singola operazione è più esposto a movimenti avversi. Chi utilizza una posizione contenuta dispone generalmente di maggiore spazio per assorbire le oscillazioni del mercato. Il punto centrale è la perdita potenziale in rapporto al capitale complessivo. Questo rapporto può essere stimato prima dell'apertura dell'operazione.
Supponiamo che un trader disponga di un conto da 10.000 euro. Se decide di limitare la perdita teorica di una singola operazione all'1% del capitale, il riferimento iniziale sarà di 100 euro. Con uno stop distante 2 euro dal prezzo d'ingresso, la dimensione teorica della posizione sarebbe di 50 unità, trascurando costi e slippage. Se lo stop viene collocato a 4 euro di distanza, la posizione dovrebbe invece essere dimezzata per mantenere lo stesso rischio teorico. Il calcolo mostra perché la quantità negoziata deve essere collegata alla distanza dello stop e non soltanto alla convinzione sulla direzione del mercato.
Perché uno stop-loss non garantisce un prezzo di uscita?
Lo stop-loss è un ordine progettato per attivare la chiusura di una posizione quando viene raggiunto un determinato livello di prezzo. È uno strumento utilizzato per limitare le perdite, ma non elimina ogni incertezza. Durante un movimento rapido, il prezzo di esecuzione può essere diverso da quello impostato. La differenza viene definita slippage. In condizioni di mercato particolarmente difficili, può risultare significativa.
Chi pratica il trading di CFD deve considerare anche il rischio di gap, cioè il passaggio del prezzo da un livello a un altro senza negoziazioni intermedie disponibili. Questo può avvenire dopo la pubblicazione di notizie importanti oppure alla riapertura dei mercati. Uno stop tradizionale può quindi essere eseguito a un prezzo peggiore di quello previsto. Alcuni intermediari offrono particolari ordini con esecuzione garantita, soggetti a condizioni e possibili costi aggiuntivi. La disponibilità di tali strumenti non deve essere data per scontata.
Quanto incidono i costi sulle operazioni frequenti?
Una strategia può mostrare una percentuale elevata di previsioni corrette senza essere necessariamente redditizia. Occorre considerare il rapporto tra guadagno medio e perdita media. Se molte operazioni producono piccoli profitti e poche generano perdite molto grandi, il risultato complessivo può essere negativo. Spread, commissioni e finanziamento overnight riducono ulteriormente il rendimento netto. La frequenza delle operazioni rende questi costi particolarmente rilevanti.
Per valutare una strategia è utile distinguere tra risultati lordi e netti. Un sistema che genera 300 euro di profitto lordo su numerose operazioni potrebbe diventare non redditizio dopo aver sottratto 350 euro di costi complessivi. Anche il numero di operazioni vincenti, considerato isolatamente, può essere ingannevole. Una strategia con una percentuale di successo inferiore può avere un risultato migliore se limita le perdite e lascia spazio ai guadagni. Nessuna di queste caratteristiche, tuttavia, garantisce risultati futuri.
La volatilità cambia le regole operative?
La volatilità descrive l'intensità delle oscillazioni di prezzo. In un mercato tranquillo, uno stop relativamente vicino può essere sufficiente a evitare molte variazioni ordinarie. Quando la volatilità aumenta, lo stesso stop potrebbe essere raggiunto molto più facilmente. Ciò non significa necessariamente che la previsione di fondo sia stata invalidata. Significa che il comportamento del mercato è cambiato rispetto alle condizioni considerate inizialmente.
Adeguare la distanza dello stop senza modificare la posizione può però aumentare la perdita potenziale. Per mantenere costante il rischio teorico, una maggiore distanza richiede normalmente una quantità negoziata inferiore. Anche la liquidità può diminuire nei periodi di elevata incertezza. Gli spread tendono allora ad ampliarsi e l'esecuzione può diventare meno prevedibile. Una strategia sviluppata in condizioni stabili potrebbe non funzionare allo stesso modo durante eventi eccezionali.
Quale ruolo hanno le emozioni nelle decisioni?
Le decisioni finanziarie non dipendono esclusivamente dai calcoli. Dopo una perdita, alcuni operatori aumentano la dimensione delle posizioni nel tentativo di recuperare rapidamente. Dopo una serie di guadagni, altri diventano eccessivamente fiduciosi nelle proprie previsioni. Entrambi i comportamenti possono modificare il profilo di rischio rispetto al piano iniziale. La disciplina operativa serve a ridurre l'influenza di queste reazioni.
Tenere un registro delle operazioni può aiutare a riconoscere comportamenti ricorrenti. Le informazioni utili comprendono il motivo dell'ingresso, la dimensione della posizione, lo stop previsto e il risultato effettivo. È importante registrare anche le operazioni concluse in perdita, senza limitarsi a quelle positive. Un insieme sufficientemente ampio di dati permette di osservare differenze tra aspettative e risultati. Rimane comunque necessario distinguere tra un andamento storico favorevole e la probabilità di ottenere gli stessi risultati in futuro.